News
nella Nuova sede Istituto Mario Negri: farmaci su misura di paziente
Data: 29/11/2008

Pochi soldi a disposizione ma un'idea enorme nella testa: realizzare una "città della ricerca" in grado di dare risposte concrete alle domande di salute di chi sta male e chiede di essere curato.
È stato così che, in soli tre anni, il professor Silvio Garattini ha realizzato il nuovo Istituto Mario Negri a Milano. Senza chiedere nemmeno un euro alle casse dello Stato, senza contributi da parte della Sanità pubblica.
Adesso, questo Istituto, retto da una Fondazione che sta in piedi grazie al lavoro di centinaia di scienziati e grazie alla beneficenza, è operativo: «Ciò che ha fatto il proferssor Garattini deve essere un esempio per tutti: qui, al Mario Negri, gli obiettivi sono verificabili», ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi intervenendo alla cerimonia d'inaugurazione, «e sappiamo quanto è importante non disperdere i pochi fondi a disposizione della Ricerca».
Proprio in questi giorni il sindaco di Milano Letizia Moratti ha lanciato l'allarme sulla nuova emergenza della città: il consumo di droga.
Ebbene, a stabilire con dati scientificamente certi questo consumo è stata proprio un'intuizione del professor Garattini. «Non si poteva più andare avanti con il solito sistema, empirico, dei questionari», ha spiegato. «Abbiamo cominciato a prelevare reperti dalle fognature e proprio dai campioni di liquami abbiamo potuto stabilire i consumi di cocaina, eroina e cannabis a Milano. Sappiamo che coinvolge il 10 per cento degli abitanti, e che arriva al 15 per cento nei fine settimana. La Casa Bianca (cioè la presidenza degli Stati Uniti) mi ha chiesto di poter usare lo stesso sistema di rilevazione per combattere l'uso di droga in America.
Già, perché attraverso questo metodo, si riesce a stabilire, proprio dai consumi, anche qual è il giro d'affari illecito legato alle droghe». Per l'Istituto di Garattini non è comunque questa la principale attività: «Testiamo i farmaci, stiamo studiando il modo di offrirli "su misura" perché ogni organismo risponde in maniera diversa allo stesso medicinale e va quindi valutato il dosaggio ottimale per ognuno. Organizziamo cicli di studio per formare i ricercatori del futuro, le ricerche puntano alle malattie renali, ai trapianti, alle tecniche di biologia molecolare per comprendere l'efficacia degli antitumorali. Alle malattie rare, e a dare più vita agli anni della popolazione anziana».
di Renzo Magosso (Dal setimanale "Gente") 